Il diario di Matilde dal giorno prima di nascere

Il diario di Matilde

IL DIARIO DI MATILDECon questo diario, vogliamo condividere i consigli e le preoccupazioni che noi neo genitori abbiamo incontrato a partire dal travaglio della nostra bambina. Convinti e consapevoli che ci saranno tante altre coppie nella nostra situazione, pensiamo che leggere questo articolo vi aiuterà a rimuovervi un pò di dubbi e godervi la magnifica esperienza del diventare genitori. Ovviamente, quanto descritto deriva da esperienze personali e non può ne deve in alcun modo surrogare la consulenza medica specifica. In caso di dubbio, chiedete sempre al vostro pediatra, e non improvvisate mai.

Buona lettura,

Andrea e Stefania.

 

Il diario di Matilde, il giorno prima

Giovedì 16 giugno 2016 verso le 23.00 ho deciso che volevo vedere cosa succedeva li fuori. Sentivo tanti rumorini da tanto tempo ed ero curiosa di vedere cosa accadeva. La mia mamma pensava di avere mal di pancia, e dopo essersi liberata verso mezzanotte si era messa pacifica. Le feci presto cambiare idea, io volevo uscire! Spingevo forte con la testolina e la mia mamma andava continuamente in bagno. Dopo un pò sentii la voce del papà che condivideva il giusto sospetto : la mamma non aveva preso freddo, ero io che volevo nascere.

Verso le 4 del mattino io mi facevo sentire già da circa 5 ore, e così quelli che sarebbero presto diventati i miei genitori andarono all’ospedale di Camposanpiero. La mia mamma era già dilatata di 3 centimetri, e quindi la ricoverarono. Il mio papà aveva lasciato giustamente la valigia in auto, ci sarebbe stato tutto il tempo di andarla a prendere dopo e accompagnando la mamma meglio tenere le mani libere, anche se le contrazioni, all’inizio, danno solo un pò di fastidio. Non era semplice distinguere le contrazioni all’inizio, in quanto la mia mamma durante la gravidanza non le aveva mai sentite. Tuttavia, muovendosi per tempo, è stato possibile per la mia mamma camminare il quarto d’ora necessario a raggiungere il quarto piano senza alcun problema. Certo, al posto della valigia, se il papà avesse usato un trolley con le rotelle avrebbe sicuramente fatto meno fatica.

Nel reparto, i futuri paparini devono farsi un pò da parte e portare un pò di pazienza, perchè per loro non c’è un vero e proprio spazio. I papà tuttavia hanno altro a cui pensare in quel momento, e fanno comunque del loro meglio.

Erano circa le sei del mattino e sentivo la mamma lamentarsi ad ogni contrazione. Il dolore cominciava ad essere intenso, ma la mia mamma sapeva che era per un motivo buono e si lasciò andare. Lasciarsi andare è la cosa migliore per agevolare la dilatazione. Ritirarsi per cercare di fermare il dolore non è assolutamente una buona idea.

Le contrazioni funzionavano e la dilatazione aumentava. Alla mamma venne un forte mal di schiena ma probabilmente le venne voglia di giocare, visto che la adagiarono su una grossa palla di gomma!. Sulla palla di gomma gigante l’infiammazione alla schiena sparì rapidamente ed inoltre il papà poteva abbracciare la mamma e farle tante coccole e massaggini alla schiena. 1 a 0 per la palla gigante :).

Verso le nove, il papà chiese se fosse possibile fare l’anestesia epidurale, ma un’ostetrica propose l’uso della vasca : l’anestesia è una tecnica comune, ma è pur sempre un ago in un punto potenzialmente delicato, e quindi se possibile, meglio evitarla. Considerando che non è possibile eseguirla se la dilatazione è talmente ampia che a breve arriverebbero le spinte, la vasca d’acqua è una valida alternativa. Nella vasca ogni tanto galleggiava qualche grumetto di sangue, ma alla mia mamma veniva detto di non prendere paura : un pochino di sangue è normale, perchè le pareti della mia casetta si stavano dilatante con enorme energia. I miei genitori dovevano preoccuparsi solo se la mamma avesse perso TANTO sangue. Tra una spinta e l’altra, c’erano delle pause durante le quali la mia mamma recuperava le energie. In quella vasca, con l’acquetta calda, la luce soffusa e il soffitto decorato con luci e forme che ricordavano i fiori, si stava veramente benissimo.

Dove sono nata io, non è possibile nascere in acqua, tuttavia, la mia mamma stava meglio nella vasca calda. C’erano anche altre signore con lei, che la rassicuravano con un tono veramente gentile ed amorevole : le ostretiche. Le ostretiche sono qualcosa di simile ad un angelo. Loro consigliano, ascoltano, non giudicano e guidano. Sono le persone migliori per una mamma che sta affrontando lo step finale.

Verso le undici alla mia mamma sembrava di voler fare la cacca, in realtà era la mia testa che spingeva. Ci vollero circa quaranta minuti per farmi uscire del tutto, 40 minuti durante i quali la mamma spingeva con grande forza. Anche per spingere c’è il modo giusto, gridare è inutile. Meglio incanalare tutta la voglia di gridare nel voler spingere.

Ad un certo punto, sentivo la mia testolina mezza dentro e mezza fuori. Era una grande fatica anche per me, che ero abituata a venire scorrazzata dappertutto nel pancione e a non dovermi preoccupare di nulla se non di dare qualche bel calcio ogni tanto per attirare su di me l’attenzione. Passata la testa, scivolai tra le braccia di uno degli angeli la fuori che mi pulirono un pò e mi misero sul petto di mamma.

Era così diverso la fuori, ma restando appoggiata un pò di minuti sul suo petto, sentivo da fuori quello che sentivo da dentro : il battito del suo cuore. E questa volta sentivo anche il suo odore! mi piace l’odore della mamma. Adesso, quando sono spaventata, perchè non vedo bene o non capisco dove sono, mi basta sentire il suo odore e il suo cuore per capire che sono al sicuro e calmarmi.

C’era una cosa che mi teneva legata con la mamma. Era il cordone ombelicale. Lo lasciarono la per diversi minuti, e poi non so cosa successe, perchè sparì senza che me ne rendessi conto. Gli angeli dicevano che così il distacco era meno violento, ed avevano ragione. Proposero al papà di stringere la forbice per tagliarlo, non doveva fare altro, era molto facile, però lui era imbambolato nel guardarmi e così pensarono a tutto le ostetriche.

Sono nata.

Ringraziamo davvero di cuore Alice Cattapan e la sua amica bionda, di cui non sappiamo il nome (Elisabetta?).

Il diario di Matilde, il giorno 0

Dopo essermi un attimo ambientata, sono andata col papà in camera avvolta in un bell’asciugamano caldo. Anche io ero davvero calda, dopo tutto ero abituata col riscaldamento a 37 gradi! il papà però mi teneva stretta e un pò alla volta mi abituai alla temperatura dell’ambiente. Alla mia mamma servivano ancora un pò di cure. Innanzitutto la placenta non era uscita completamente ma niente paura, bastò un pò di tempo e un pò di delicatezza per estrarla tutta. Siccome sono una bella bambina di 3,6 kg (durante l’ecografia mi avevano detto che sarei stata magrolina, e invece sono davvero morbidosa!) ho fatto un piccolo taglietto alla mamma uscendo, che adesso ha 8 punti. Probabilmente con gli 8 punti le hanno dato un bel regalo, me ! <3 Purtroppo adesso la mamma dovrà portare pazienza anche per dei dolorini al sederino, ma cercherò di tenerla occupata il più possibile così che non debba pensarci più di tanto. Dopo essere arrivata in camera, mi hanno portata al nido. Lì c’erano anche altri bambini come me, e dopo avermi lavata, mi hanno messa un pochino in culla termica. Non ne avevo bisogno, ma lì dentro si stava tanto bene e visto che era libera, me la sono proprio goduta. Ci sono entrata vestita ed era impostata a 30 gradi. Dopo tutto, nel pancione di mamma ero a 37! Ho lasciato a mamma un paio d’ore per riprendersi completamente, e poi era già in piedi pronta per stare con me. Il primo giorno i miei genitori erano preoccupati perchè non mangiavo, ma in realtà non avevo fame. Ero già ancora sazia da quello che mi arrivava comodamente nel pancione, e non avevo ancora capito che avrei dovuto fare un po di fatica per succhiare un pò di latte dal seno.

La sera, sono venuti a trovarmi degli amici ma … che confusione! avevo tanta paura, e quindi spalancavo le mani e le gambe (https://it.wikipedia.org/wiki/Riflesso_di_Moro) però poi i visitatori hanno capito che dovevano lasciarmi tranquilla e quindi non l’ho più fatto. Abbiamo quindi preso tutti sonno, tranne la mamma che ad ogni mio sospiro veniva a controllarmi.

Il diario di Matilde, giorno 1

I paracapezzoli

La notte è passata tranquilla, anche perchè non avevo niente da fare. La mamma tentava di allattarmi ma era tutto molto complicato perchè il capezzolo, oltre a non essere molto esposto, era un pò viscido. I paracapezzoli sono stati la salvezza del mio allattamento e della mamma : su di questi gommini mi appendevo più facilmente, e quindi riuscivo a mangiucchiare qualcosa. Colostro. Un latte primitivo estremamente energetico, poche gocce mi erano sufficienti. Ma poi, bisognava cominciare a darsi da fare. Grazie al legame quasi magico con la mia mamma, più io succhiavo più lei mi dava latte, e più mi dava latte più succhiavo. La mia mamma si è trovata bene con i para capezzoli taglia S, e si aiutava con una siringa senza ago per “succhiarsi fuori” il capezzolo. Così andava MOLTO meglio. La signore suggerirono alla mamma, comunque, di usarli il meno possibile, solo per “proteggersi”. Per adesso, accettiamo il compromesso e andiamo avanti a ciucciare. Ci ripenseremo tra un quindici giorni.

Il diario di Matilde, giorno 2

Il secondo giorno è trascorso in modo simile al primo, solo che io avevo più fame. Non facevo ancora troppe cacche, visto che non bevevo molto latte, ecco che i miei ricordini erano neri e densi.

Il diario di Matilde, giorno 3

La molletta del moncone ombelicale

Visto che tutto va per il verso giusto, torno a casa con i miei genitori. Dovrebbero togliermi la molletta che chiude il moncone ombelicale. Sono venuti a prendermi con l’ovetto, che mi può ospitare per poche ore, il meno possibile. Mi piace stare sdraiata, nell’ovetto non sono sdraiata, ma quasi. Tuttavia, devono portarmi a casa in sicurezza. Non devono assolutamente tenermi in braccio o tenere la navicella appoggiata sul sedile : cosa ne sarebbe di me in caso di incidente?

Io sono stata brava brava e non mi sono lamentata durante il viaggio fino a casa, ed è andato tutto bene.

A casa sono venuti tanti amici, perchè tutti volevano vedermi. Troppo. Sono contenta che tutti vogliano vedermi, ma non sparirò di certo domani! I miei genitori hanno bisogno di instaurare con me un rapporto forte. Adesso ci sono troppe mani, troppe voci, troppi odori, ho paura! piango. Per ripicca non mangio neanche, così si spaventeranno un pò. La mia mamma si spaventa anche perchè la moletta del moncone ombelicale è ancora lì, ma le avevano detto che me l’avrebbero tolta. Tenta di telefonare in reparto, e dopo diversi “occupato”, una signora le dice che poteva stare anche li. Vedremo quando andremo dal pediatra.

Il diario di Matilde, giorno 4

Adesso che sono più tranquilla e nessuno mi disturba, ho riposato bene. Ho riposato bene, sono serena e ho anche tanta fame! anche la mia mamma è serena, perchè anche lei si è riposata. Adesso può iniziare l’alchimia dell’allattamento. Il seno di mamma si è ingrossato ed è diventato duro. é pronto. Il papà stimola il capezzolo ad uscire con lo stantuffo di una siringa e appoggiano il paracapezzolo. Io sono un pò confusa : cosa dovrei fare? nel dubbio, mio mangio le mani. Adoro farlo, lo facevo anche in pancia. Certo, succhiare il latte mangiandosi le mani non è così facile, ma non sono sicura di cosa dovrei fare. Con un pò di pazienza, il papà mi stringe le mani, e io mi abbandono al capezzolo. Mi piace. Quando mangio mi viene spesso il singhiozzo, ma dicono sia normale. Io non faccio il ruttino, ma non cambia nulla, sto bene comunque.

Il diario di Matilde, giorno 5

Mangio, dormo, e scarico! che bella vita. Adesso i miei pannolini sono pieni di cacca gialla, perchè sto mangiando tanto latte. Oggi tornerò all’ospedale, perchè il pediatra mi vuole controllare. Sono tutti gentilissimi con me, anche se poco prima di partire dall’emozione mi sono fatta la cacca addosso e la mia mamma mi ha cambiata per l’ennesima volta. Fortunatamente, i pannolini pampers sono veramente comodi, e lei fa presto a sistemarmi. Il mio peso è aumentato bene : 120 grammi in tre giorni! un ottimo risultato. Faccio fatica a tenere aperti gli occhietti, ho un pò di crostine piccoline ma non si tratta di congiuntivite : in quel caso l’occhio sarebbe arrossato e le croste sarebbero proprio croste.

Il diario di Matilde, giorno 6

Mi sono regolarizzata. So che la mamma mi da sempre latte e non ho più paura. Il collirio mi sta aiutando, gli occhietti mi danno meno fastidio. Avanti tutta.

Il diario di Matilde, giorno 7

oggi compio ben una settimana! ieri i miei genitori erano un pò spaventati perchè non capivano che cosa mi irritasse. Semplice, avevo fatto cacca e pipì due volte di seguito! adesso mamma e papà hanno capito che prima di darmi da mangiare conviene controllare se sono sporca. Siccome sono una mangiona, a volte mi capita di scaricare prima pipì e poi la cacca, sporcando due pannolini di seguito. Una volta pulita, tutto è più facile. Inoltre, la notte dormo tanto e consumo poca energia, di conseguenza, non necessariamente devo mangiare ogni 2-3 ore. l’ostetrica ci ha detto che posso gridare io alla mia mamma che voglio il latte, così la lascerò in pace 5-6 ore.

 


Dubbi ai quali abbiamo ottenuto risposte

  • Matilde non apre gli occhi, altri bambini invece sì. Perchè?
    • non tutti i bambini sono uguali. Alcuni nascono con gli occhi spalancati, altri li aprono dopo. Alcuni hanno bisogno di un pò di collirio. Il pediatra vi visiterà al quinto giorno : chiedete a lui
  • Matilde non fa i rutti, altri bambini invece sì. Perchè?
    • Non tutti i bambini ruttano, ma il pediatra ci ha assicurato che non è un problema
  • Dovevano togliere o no la molletta del moncone ombelicale?
    • Non necessariamente. Ci sono delle motivazioni per tenerlo o lasciarlo, se lo hanno tolto vuol dire che andava bene così, se lo hanno tenuto c’è un motivo o se ne sono dimenticati. Non cambia nulla : quando il pediatra visiterà il bambino al quinto giorno, deciderà cosa fare.
  • Matilde ha il singhiozzo. E’ un problema?
    • no e non da neanche particolarmente fastidio.

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